Analfabetismo emotivo

"Questo film non fa ridere." "Questo film non fa paura."

Due frasi che rivelano l'abisso tra cinema e intrattenimento, tra arte e consumo compulsivo.

Quando qualcuno dice "non fa ridere", intende che non c'è la battuta sguaiata ogni trenta secondi, non c'è il tormentone da ripetere al bar, non c'è la caduta sulla buccia di banana. Per lui la comicità è stimolo pavloviano. Non riconosce che il comico può essere Buster Keaton che attraversa un'America in rovina mantenendo la sua dignità, può essere il modo in cui un personaggio si muove nel mondo, la sua inadeguatezza esistenziale. La risata per lui è solo una reazione immediata.

Quando qualcuno dice "non fa paura", intende che non c'è il "jump scare", non c'è la musica che si alza improvvisamente, il mostro che salta fuori dall'angolo buio. Ha ridotto la paura a sobbalzo del sistema nervoso. Non comprende che la paura vera è l'atmosfera che entra sotto la pelle, è lo spazio che si deforma, il tempo che si dilata. È ad esempio The Shining che opprime con i suoi corridoi deserti, è quel film che ti lascia nel disagio senza mostrarti nulla di esplicitamente terrificante.

Il problema qui non è il gusto personale. Il problema è non saper riconoscere le emozioni quando non arrivano come schiaffi in faccia. È il trionfo dell'immediatezza sulla costruzione, dello stimolo sul sentimento, del consumo sull'esperienza. È il mondo di Tik Tok dove non serve aspettare, costruire, abitare un'opera. Basta lo scroll infinito di emozioni preconfezionate, pronte all'uso, usa e getta.

E così si chiama "noioso" ciò che richiede presenza. Si chiama "lento" ciò che rispetta il tempo umano dell'emozione. Si confonde la profondità con l'assenza.

L'analfabetismo emotivo viene così spacciato per gusto personale.

Il cinema si adegua e dà alle masse ciò che vogliono, ecco perché la gran parte di ciò che circola è spazzatura preconfezionata.


Bilancio 2025

Il 2025 si sta chiudendo ed è tempo del consueto bilancio di fine anno. 

L'anno trascorso ha visto crescere l'attenzione mediatica e delle istituzioni mondiali su Gaza. Tra proclami, richiami, indignazioni, alla fine, gira e rigira, non è accaduto nulla. Israele non ha subito alcuna conseguenza, né sanzioni, né esclusioni di alcun genere come accaduto invece per la Russia.

Con Trump, tornato in carica alla Casa Bianca, a fare da "mediatore" tutto si è sistemato a favore dei soliti mentre il numero delle vittime del conflitto continua tutt'oggi a salire vertiginosamente con le luci ormai spostate altrove. Spostate verso un Europa sempre più smarrita, dai goffi proclami bellicisti, che si riarma contro nemici immaginari e continua a fare ridere il mondo intero mentre avanza con il suo inesorabile calo demografico, in una crisi di identità devastante.

In Vaticano "morto un Papa se n'è fatto un altro", con Bergoglio, tanto amato dalla gente secondo una certa narrazione progressita, già caduto nel dimenticatoio e nell'irrilevanza della storia.

È stato l'anno in cui, dopo aver sterminato i leader di Hezbollah e consolidato il governo fantoccio in Siria si è provato a cominciare una guerra all'Iran, in pentola da anni, ma con scarsi risultati. 

Oggi il mondo conta oltre 100 conflitti armati attivi. Sudan, Yemen ad esempio, nomi che evocano tragedie dimenticate dai media ma non dalla storia. Milioni di persone sfollate, carestie, distruzione di patrimoni millenari.

In generale oltre due miliardi di persone vivono in contesti segnati dalla guerra. 

In UcraiNA-TO va avanti, per il quarto anno, il solito drammatico teatro di Zelensky che ha mandato al macero una generazione intera ma continua a star lì tra viaggi e selfie improbabili mentre i media perseverano con la narrazione di russi allo stremo, costretti a usare i cavalli.

In tutto questo marasma il governo italiano ha confermato appoggio incondizionato a Israele e Ucraina, in linea con i proclami di riarmo della Von der Leyen, dimostrando ancora una volta la propria vocazione gregaria e masochista, in perfetto accordo con lo schema secondo cui i sovranisti in carriera, tanto più sono incendiari all'opposizione, tanto più sono pompieri giunti a sedersi sulla poltrona.

In Italia nel silenzio generale si continuano inoltre a svendere le ultime aziende, Iveco e Giugiaro le più recenti, investendo solamente su Leonardo e produzioni per guerre.

Chiudiamo con un immagine emblematica del 2025: quella di Wisdom, l'albatros di 74 anni che continua ostinatamente a deporre uova. In un mondo che sembra andare a pezzi, l'anziano Albatros è metafora della vita che trova sempre il modo di persistere. 

Buon 2026 a tutti.