Boomer e pregiudizi

Esiste il pregiudizio onde per cui i nostri papà, i nostri nonni, bisnonni, trisavoli e via dicendo siano, siano stati, erano e furono sempre migliori di noi disgraziati contemporanei. È indubbio che le nostre generazioni abbiano gravi problemi, ma è falso asserire che il problema siamo noi in quanto tali, mentre si ignora il mondo in cui siamo immersi, la cui alienazione è spaventosa e imparagonabile ai tempi loro, tra precarietà, individualismo, famiglie distrutte, violenza bruta, indottrinamento sociale, sovraccarico di informazioni e stimoli di ogni tipo sia nella vita reale che nel virtuale (loro mica hanno avuto i social...) e tanto altro. Loro al nostro posto non sarebbero diversi da noi e lo dimostra il fatto la marea di cosiddetti "boomer" completamente plagiati dai social, alla stregua dei ragazzini, anzi peggio perché completamente incapaci di reggere l'"urto" di simili strumenti.

Qualunque uomo di ogni epoca preso e messo nei tempi attuali non sarebbe diverso da ciò che ci circonda, in generale. Questa non deve essere una giustificazione per non "resistere", ma la verità va detta. Basta con "ai miei tempi, tuo nonno faceva questo, io quello, voi ora non siete buoni a nulla..."

Tradizionalmente si dice che i Santi degli "ultimi" tempi saranno probabilmente molto più grandi dei predecessori, a causa delle prove a cui saranno sottoposti.

                                                    DB

Analfabetismo emotivo

"Questo film non fa ridere." "Questo film non fa paura."

Due frasi che rivelano l'abisso tra cinema e intrattenimento, tra arte e consumo compulsivo.

Quando qualcuno dice "non fa ridere", intende che non c'è la battuta sguaiata ogni trenta secondi, non c'è il tormentone da ripetere al bar, non c'è la caduta sulla buccia di banana. Per lui la comicità è stimolo pavloviano. Non riconosce che il comico può essere Buster Keaton che attraversa un'America in rovina mantenendo la sua dignità, può essere il modo in cui un personaggio si muove nel mondo, la sua inadeguatezza esistenziale. La risata per lui è solo una reazione immediata.

Quando qualcuno dice "non fa paura", intende che non c'è il "jump scare", non c'è la musica che si alza improvvisamente, il mostro che salta fuori dall'angolo buio. Ha ridotto la paura a sobbalzo del sistema nervoso. Non comprende che la paura vera è l'atmosfera che entra sotto la pelle, è lo spazio che si deforma, il tempo che si dilata. È ad esempio The Shining che opprime con i suoi corridoi deserti, è quel film che ti lascia nel disagio senza mostrarti nulla di esplicitamente terrificante.

Il problema qui non è il gusto personale. Il problema è non saper riconoscere le emozioni quando non arrivano come schiaffi in faccia. È il trionfo dell'immediatezza sulla costruzione, dello stimolo sul sentimento, del consumo sull'esperienza. È il mondo di Tik Tok dove non serve aspettare, costruire, abitare un'opera. Basta lo scroll infinito di emozioni preconfezionate, pronte all'uso, usa e getta.

E così si chiama "noioso" ciò che richiede presenza. Si chiama "lento" ciò che rispetta il tempo umano dell'emozione. Si confonde la profondità con l'assenza.

L'analfabetismo emotivo viene così spacciato per gusto personale.

Il cinema si adegua e dà alle masse ciò che vogliono, ecco perché la gran parte di ciò che circola è spazzatura preconfezionata.