Ricordate la serie tv Black Mirror? E l'episodio intitolato "Quindici Milioni di Meriti"? Chi non l'avesse mai visto, lo recuperi.
Nell'episodio il protagonista sopravvive in un mondo di schermi poi ad un certo punto si ribella. Sale su un palco e urla la sua rabbia contro il sistema. E il sistema che fa? Applaude. Gli offre uno show tutto suo dove potrà sfogarsi due volte a settimana. Non repressione, ma assorbimento, esattamente quanto accade con il "dissenso" che vediamo ogni giorno.
Il dissenso è oggi un prodotto. Il sistema non combatte più il dissenso, lo
monetizza. Nei social media, un post di denuncia può fare milioni di visualizzazioni,
arricchire le piattaforme che incarnano proprio quelle disuguaglianze. La
rabbia diventa il loro algoritmo, il loro profitto. Il sistema lo sa e può
permettersi di monetizzare anche il dissenso più feroce, perché le masse sono
frammentate, ipnotizzate. La "rivoluzione" è intrattenimento. Lo
sfogo è catarsi che evapora in un like. Il sistema lascia urlare perché ha
capito che oggi più che mai le masse esangui non fanno "rivoluzioni",
guardano video di proclami sulle "rivoluzioni".
