Falsi movimenti

C'è un film poco conosciuto di Wim Wenders, che si intitola Falso Movimento. 
Il protagonista attraversava la Germania in treno, a piedi, in macchina. Incontrava persone. Ascoltava storie, osservava paesaggi. Eppure non arrivava da nessuna parte. Non perché si perdesse ma perché non sapeva cosa stava cercando.

È un film attualissimo, una diagnosi dell'epoca. 
I filosofi tedeschi dell'Ottocento avevano un concetto molto incisivo: Bildung, che non significa semplicemente "istruzione" o "formazione". Significa il processo con cui una persona diventa se stessa, attraverso l'esperienza, la sosta, l'incontro con il mondo e con i propri limiti. 
Wenders girò Falso Movimento su una sceneggiatura di Peter Handke, che sovvertiva il Wilhelm Meister di Goethe. Wilhelm pur muovendosi non si formava mai. Vagava. 
Oggi si vaga con gli occhi incollati a uno schermo, tra scroll e storie virtuali. Si cambia città, lavoro, partner, identità, con una facilità disarmante. Eppure la sensazione diffusa è quella di muoversi senza spostarsi davvero. Falsi movimenti appunto.

La Bildung, per Goethe, era movimento: uscire, incontrare, essere cambiati dal mondo. Ma nell'epoca in cui ci si muove sempre e comunque, per lavoro, per noia, per ansia, trasformarsi interiormente richiede il gesto opposto. Fermarsi. Fare resistenza all'accelerazione. Lasciare sedimentare.
Bildung nel mondo di oggi non è un viaggio. È il coraggio di fermarsi.

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L'indifferenza come destino

Nel 1952 Cioran scriveva: «Due vie si aprono all'uomo e alla donna: la ferocia o l'indifferenza; tutto lascia pensare che sceglieranno la seconda, che tra loro non ci sarà né spiegazione né rottura, ma che continueranno ad allontanarsi sempre di più l'uno dall'altra».

Settant'anni dopo, queste parole assomigliano a una mini profezia. Talmente si è alzata la diffidenza e il livello di sfiducia che l'indifferenza non governa tanto la fine delle relazioni, ma impedisce proprio che comincino. Molte nuove conoscenze si spengono per dissolvenza prima ancora di accendersi. Qualche messaggio, qualche uscita, poi il progressivo e disincantato diradarsi dei contatti. Ci si allontana, risposta dopo risposta più fredda, fino al silenzio. Nessun "conflitto", nessun confronto, non serve. La dissolvenza è pura entropia: ci si consuma per inerzia.

La sfiducia attuale tra i sessi conferma la diagnosi cioraniana: tra ferocia e indifferenza, si è scelta la seconda. Ci si allontana, prima ancora di essersi avvicinati.

Trattasi di una forma di ritiro, una stanchezza affettiva che precede l'incontro stesso. 

Come si è giunti a questo punto?

Secondo i dati in Italia, i "single" hanno superato il 33% dei nuclei esistenti, il tasso di natalità è ai minimi storici. 

È palpabile questo clima emotivo collettivo. 

Leggiamo peraltro che oltre tre quarti dei giovani adulti ha sperimentato il cosiddetto "ghosting", ovvero lo sparire improvviso dell'altro senza spiegazioni. Non più eccezione dunque, ma norma relazionale. L'indifferenza si è fatta strutturale. Cioran ci aveva preso.