Termini e Propaganda

Dal 12 luglio gli Stati Uniti hanno ripreso a colpire l'Iran meridionale con intensità, ponti nella provincia di Hormozgan, la stazione ferroviaria di Bandar Abbas, la torre di controllo marittimo di Chabahar, impianti energetici, una sottostazione elettrica sull'isola di Kish. Il bilancio riportato dai media iraniani parla di tante vittime civili colte mentre attraversavano i ponti bombardati. 

Gli Usa giustificano il tutto con la consueta architettura retorica per cui l'infrastruttura colpita non è mai infrastruttura, è sempre "legata alla minaccia", quindi necessaria.

Funziona così, quando un ponte crolla sotto le bombe di chi si definisce l'aggredito, la notizia richiede una spiegazione, un contesto, una prova di legittima difesa. Quando però lo stesso ponte crolla sotto le bombe di chi si definisce il garante dell'ordine internazionale, ecco che la notizia viene data con aggettivi quali "precisione", "chirurgico", "mirato", termini che funzionano da assoluzione prima del processo. 

Ovviamente sono scelte volute, non sono disattenzioni giornalistiche. 

Chi bombarda un ponte iraniano non deve rispondere della domanda "perché", perché quella domanda è già stata espulsa dal perimetro del dicibile prima che il ponte cadesse. Il "professionista dell'informazione" è un funzionario di un ordine simbolico in cui certe domande sono già state pre-risposte.

È il grado zero della propaganda, quello in cui la propaganda non ha più nemmeno bisogno di parlare, perché la gente ha già interiorizzato la cornice. 

Se bombardano ferrovie in un Paese "ostile" hanno sempre, per definizione, "un buon motivo". La frase non viene detta, viene presupposta. E ciò che viene presupposto, non essendo mai enunciato, non può nemmeno essere confutato. È la forma più efficiente di menzogna che esista, quella che dice tutto senza dire nulla.


"Chiacchiere da bar" e omogenitorialità

Una psicologa, seguitissima sul web, si esprime sull' "omogenitorialitá", ciòé l'avere due madri o due padri, affermando che "la letteratura scientifica dice", tutto il resto sono "chiacchiere da bar", opinioni squalificate aprioristicamente.

Il problema è sempre il solito, uno scientismo oracolare dietro il quale nascondere i programmi delle agende internazionali. 

Qualcuno spieghi alla psicologa saccentella con migliaia di visualizzazioni, che la cosiddetta "letteratura scientifica", specie quella psichiatrica e psicologica, è un cimitero di certezze rovesciate. Basterebbe ricordare quante diagnosi, quante classificazioni, quante "evidenze" sono state scritte, insegnate, difese con la stessa sicumera di oggi, e poi cancellate una generazione dopo non perché fosse arrivato un esperimento decisivo, ma perché era cambiato il clima culturale, e con quello chi decideva cosa contasse. La scienza non fluttua nel vuoto, viene finanziata, pubblicata, premiata da chi occupa le cattedre e i comitati in un certo momento storico. Le opinioni si ribaltano quasi sempre in sincrono con chi detiene il potere culturale e accademico, non con qualche scoperta epocale. Quello che ieri era patologia oggi è normalità, quello che oggi è normalità domani potrebbe tornare oggetto di studio, e nessuno di questi passaggi sarà accompagnato dall'umiltà che la parola scienza dovrebbe imporre. 

Allora, prima di liquidare tutto come "chiacchiere da bar", la signora si ricordi che quella stessa letteratura scientifica che sta usando oggi come clava, tra vent'anni potrebbe dargli torto.

Arrogantelli.

"Protezioni" e diffidenza

Le relazioni umane fallite sono un motore commerciale sempre più importante, il mercato che ci si costruisce sopra è enorme.

Osservate cosa sta accadendo, abbiamo masse educate al sospetto spacciato come intelligenza emotiva. Che scambiano la diffidenza per discernimento, la paranoia relazionale per maturità psicologica. 

Oggi chi si accosta a un'altra persona con intenzioni oneste, con quella dose fisiologica di imperfezione che appartiene a ogni essere umano, viene processato. Sei sincero? Nascondi qualcosa. Sei troppo silente? Sei calcolatore. Parli tanto? Sei manipolatorio. Qualunque cosa tu faccia è in qualche modo manipolazione, perché la griglia diagnostica è stata tarata apposta per non lasciare via di scampo: se ti avvicini sei un predatore, se ti allontani sei un evitante, se rimani sei un narcisista. Non esiste comportamento umano che sfugga alla rete commerciale della profilazione psicologica.

Un tempo si sapeva che l'amore comporta rischi, fraintendimenti, possibile dolori, e che questi rischi erano fisiologici, si ama perché non si può prevedere l'esito. Oggi si pretende di eliminare ogni margine di rischio applicando protocolli diagnostici dello psicologo che ci deve campare a suon di cazzate.

Ovviamente gli stessi che promuovono questa narrazione son poi quelli che creano corsi, consulenze, contenuti a pagamento. Un intero ecosistema che vive del fatto che il pubblico non impari mai a fidarsi, altrimenti poi smetteno di comprare la loro "protezione"...

La diffidenza è insomma diventata un prodotto da vendere con tutte le conseguenze che ciò implica nelle relazioni umane...

La parola narcisista, come abbiamo già sottolineato più volte in passato, ha perso ogni valore semantico a furia di essere spesa. Chi oggi maneggia questo termine con leggerezza giustifica solamente la propria incapacità di sostenere l'ambiguità dell'altro, che è poi l'unica vera materia di cui sono fatte le relazioni umane VERE, degne di questo nome.