Psicologizzazione di massa

Parliamo delle conseguenze della moda dello psicologo, perché sì, è una moda. 

Come sappiamo, la psicologia moderna è una delle tante pseudo-scienze nate dal regno della quantità, un sapere che riduce lo spirito, realtà qualitativa e non misurabile, al livello del semplice psichico, catalogabile, analizzabile, curabile come un organo malato. Abbiamo dei "tecnici" che amministrano il disagio senza mai chiedersi da dove venga né verso cosa dovrebbe orientarsi chi lo prova.
Ora però, senza entrare nello specifico, facciamo notare l'ennesimo fattore che crea distanza tra le persone.

Le persone hanno smesso di confidarsi con chi le sta accanto e hanno iniziato a farlo solo a pagamento, con un estraneo dietro una scrivania. Non si fidano più di nessuno, lo psicologo è diventato l'unico luogo in cui aprirsi, perché considerato neutro, sterile, professionale. Non è casomai un amico o un partner che potrebbe usare le tue debolezze contro di te.
È lo psicologo. 

Parliamo, senza mezzi termini, di un fallimento sociale.
Tutti parlano con lo "specialista" e nessuno più con il vicino, ecco che quest'ultimo diventa sempre più uno sconosciuto, e la diffidenza diventa strutturale. Una società sospettosa dei rapporti umani, in cui l'unico interlocutore accettabile è un "professionista" che si riempie le tasche.

La psicologizzazione di massa ha prodotto persone che si guardano l'un l'altra in cagnesco, attraverso una grammatica clinica. "Hai tratti narcisistici", "questa è una relazione tossica" ecc.
Il linguaggio della terapia è entrato nel linguaggio comune, ha fornito un vocabolario tecnico per giustificare la distanza. Ogni conflitto, quello che un tempo si affrontava litigando, chiarendo, a volte perdonando, oggi viene riletto come sintomo di una patologia altrui da cui proteggersi. Il prossimo non è più un simile con cui misurarsi, è un potenziale rischio da diagnosticare a distanza.

Osservate la deriva, vi sono pubblicità su pubblicità in cui si sponsorizzano psicologi, anche online, lo Stato che elargisce bonus per andarci...

Una società che manda tutti dallo psicologo è l'ennesimo segno dei tempi. Una società convinta di star curando il proprio benessere, ma che in realtà è solamente una società di monadi tristi, diffidenti e smarrite.

Tre sguardi

Negli ultimi due anni abbiamo pubblicato tre saggi inerenti al mondo della musica. 

Con "Usurpatio" abbiamo smontato una menzogna che si è sedimentata fino a diventare senso comune, ovvero l'idea che la canzone italiana appartenga per diritto naturale a una parte politica, come se la "sinistra" ne avesse acquisito la proprietà intellettuale insieme a quella morale. Non è così, e non lo è mai stato, è appropriazione e il saggio ne ricostruisce la genealogia.

Con "Dal nichilismo alla trascendenza" e "Oltre l'abisso" abbiamo spiegato come un movimento che troppi liquidano ancora come rumore adolescenziale, letto senza pregiudizio, si rivela un tentativo di ascesi, una geografia spirituale che attraversa continenti e decenni prima ancora di essere un genere musicale.

Tre libri che non troverete nelle grandi librerie, perché non sono pensati per essere spinti, ma per essere cercati. La differenza tra prodotto e opera è che il primo si promuove, la seconda si scova. Noi abbiamo scelto la seconda strada, sapendo che è più lenta, ma è l'unica che non tradisce ciò che vi abbiamo messo dentro.



Monadi contemporanee

Le coppie saltano, saltano sempre di piu, la logica dell'usa e getta ha preso da tempo il sopravvento.

Restare oggi, con la retorica dell'autonomia a ogni costo che domina ogni discorso sull'amore, sembra quasi un errore, un residuo di sottomissione da correggere. 

Chi "resiste" vede tutti attorno a sé saltare, e comincia a sentirsi lui lo sbagliato, l'ingenuo, l'arretrato, quello che non ha ancora capito che ci si può sempre permettere di meglio.

Abbiamo generazioni educate a considerare ogni legame come revocabile in ogni istante. Si è importato nella sfera privata lo stesso paradigma che regola il mercato. Se un'opzione non soddisfa più, la si sostituisce, perché il sistema stesso rende disponibili alternative.

Si salta dentro nuove infrastrutture, app, algoritmi, piattaforme, costruite apposta per mostrare che un'alternativa esiste sempre.

La retorica dell'autonomia è la giustificazione morale di un'architettura tecnica ed economica che ha tutto l'interesse a mantenere ogni legame provvisorio, perché è dalla provvisorietà, non dalla stabilità, che si generano nuovi consumi.

Chi oggi resiste sta opponendo resistenza a un intero modello economico che ha bisogno della sua insoddisfazione per funzionare. Ecco perché è spinto a sentirsi in errore, perché è l'unica variabile del sistema che il sistema non riesce a monetizzare.

C'è poi un secondo livello, ancora più corrosivo del primo. Distruggere la famiglia e i legami stabili non produce solo consumatori più efficienti, produce individui isolati, monadi.
La famiglia, per quanto imperfetta ha sempre svolto una funzione di intermediario tra il singolo e il potere, tra il singolo e il mercato. È una sovrastruttura di protezione, una rete che assorbe gli urti che l'individuo da solo fatica a reggere.
Tolta quella rete, resta l'uomo nudo davanti al sistema. Nessuna mediazione, nessun cuscinetto, nessuna solidarietà strutturale a cui appellarsi quando la vita si incrina, una malattia, una crisi economica, una solitudine improvvisa. Il legame familiare, con la sua stabilità non negoziabile, era anche questo, un argine. Un luogo dove l'interesse del singolo non doveva sempre essere ricontrattato, dove l'appartenenza non era un servizio revocabile ma un dato di fatto.

La monade contemporanea, libera e sola, crede di essersi liberata da un vincolo, e in realtà si è privata di uno scudo. È più disponibile, più flessibile, più pronta a consumare, ma più esposta, più governabile, più sola nel momento del bisogno. 
Non è un caso che il sistema che disgrega i legami sia lo stesso che poi promette, a pagamento, sostituti di quello che ha distrutto, terapia, "community online", abbonamenti alla socialità. Ha smontato la famiglia per rivendere, a rate, i suoi pezzi.