Paralisi

Ieri casualmente siamo capitati nell'ennesimo video di un noto personaggio. Costei affermava, in sostanza, in un breve reel sui social, che se un uomo approccia una donna dandole tante attenzioni, lei deve fuggire immediatamente. 

Qualunque comportamento maschile che non si conformi al catechismo di questi santoni che denunciano il pericolo "narcisista" è ormai un probelma. 

Sei gentile? Sicuramente stai manipolando. Dai molta attenzione? Sarà una tecnica di adescamento. Sei premuroso? È un segnale d'allarme. Siamo di fronte ad un delirio diagnostico in cui si è dichiarata guerra alla manipolazione affettiva ottenendo, come esito, il sospetto perenne, l'estinzione dell'affetto stesso. 

Vorrebbero insegnare alle donne a leggere ogni gesto come sintomo, ogni parola come strategia, ogni sguardo come premessa di un abuso. Il risultato è la paralisi. Relazioni uomo donna trasformate in un campo minato dove ogni passo è sospetto per definizione. 

L'amore come minaccia aprioristica. Complimenti, ottimo lavoro.

Nolan e Tarantino

Christopher Nolan e Quentin Tarantino sono intoccabili. Basta pronunciare una riserva, anche minima, verso costoro e scatta subito il riflesso della congrega: "non hai capitohh, è il tuo limite e non il lorohh".

Tarantino è dichiaratamente un citazionista. Preleva e ricombina generi diversi ma questa non è genialità autoriale, è semplicemente essere raffinati mestieranti. Sa scrivere dialoghi, sa montare scene di tensione, conosce la storia del cinema, bravo. Ma l'erudizione cinefila non è profondità.

Nolan è un altro artigiano ineccepibile, con padronanza tecnica e capacitá di costruire delle strutture temporali. Ma, anche qui, questa tecnica non genera spessore di contenuti. I suoi film funzionano ma quando si va a cercare cosa dicano davvero sull'esistenza, sul tempo, sulla natura umana, si trova superficialità.
La confusione tra complessità della forma e complessità del pensiero è il meccanismo su cui si regge la sua reputazione di "genio".

In entrambi i casi notiamo la costruzione sociale dell'intoccabilità attorno ai loro nomi. C'è bisogno di avere dei totem condivisi attorno cui riconoscersi come "intenditori". Si è creato un cortocircuito per cui ammirare Nolan e Tarantino diventa la prova d'appartenenza a un certo tipo di cinefilia, e metterli in discussione è un atto di eresia da correggere con snobismo.

Si confondono grandi mestieranti e tecnici con la profondità di visione, quella che un grande regista dovrebbe avere.

Non stiamo parlando di Tarkovskij, ma di Christopher Nolan.
Ricordarselo, grazie.

L'Odissea di Christopher Nolan

L'Odissea di Christopher Nolan? Ne abbiamo guardato giusto qualche stralcio, ascoltato le dichiarazioni del regista e letto alcune recensioni.

C'è chi ha scritto che Nolan ha demitizzato l'Odissea, che ha eliminato le presenze divine, che ha trasformato Odisseo in una sorta di ateo razionalista.

Avevamo già denunciato peraltro, prima dell'uscita, le scelte woke degli attori, con Elena di Troia nera e in generale africani messi ad interpretare guerrieri micenei.

Leggiamo che la Maga Circe è stata rappresentata come una brutta megera mentre in realtà nel poema era bellissima ed ammaliava l'equipaggio di Ulisse.
Che Polifemo è stato rappresentato come una specie di alieno proveniente da un altro mondo.
Segnalano anche l'assenza di Nausicaa, certamente una figura fondamentale del poema, colei che salva Ulisse dal naufragio, vestendolo e dandogli ospitalità.

Va bene, ma queste considerazioni dovrebbero stupirci?
L'operazione è coerente con tutta la filmografia di Nolan, il suo è sempre stato un cinema freddo. Bravura tecnica al servizio del vuoto, ingegneria dello sguardo senza una vera cosmologia sotto.

Nolan ha demitizzato Omero? Ma il mito ha bisogno esattamente di ciò che Nolan rimuove da sempre, quel residuo che la ragione non spiega. Quindi tutto normale.

Gli attori che mescolano epoche e continenti pur di somigliare a un red carpet piuttosto che alla tarda età del bronzo micenea sono in linea con l'ideologia woke imposta.

Cosa aspettarsi dunque? Probabilmente uno spettacolo tecnicamente ineccepibile ma umanamente disabitato.

Nulla di nuovo da un regista che scambia da sempre la simmetria per la profondità.