"Protezioni" e diffidenza

Le relazioni umane fallite sono un motore commerciale sempre più importante, il mercato che ci si costruisce sopra è enorme.

Osservate cosa sta accadendo, abbiamo masse educate al sospetto spacciato come intelligenza emotiva. Che scambiano la diffidenza per discernimento, la paranoia relazionale per maturità psicologica. 

Oggi chi si accosta a un'altra persona con intenzioni oneste, con quella dose fisiologica di imperfezione che appartiene a ogni essere umano, viene processato. Sei sincero? Nascondi qualcosa. Sei troppo silente? Sei calcolatore. Parli tanto? Sei manipolatorio. Qualunque cosa tu faccia è in qualche modo manipolazione, perché la griglia diagnostica è stata tarata apposta per non lasciare via di scampo: se ti avvicini sei un predatore, se ti allontani sei un evitante, se rimani sei un narcisista. Non esiste comportamento umano che sfugga alla rete commerciale della profilazione psicologica.

Un tempo si sapeva che l'amore comporta rischi, fraintendimenti, possibile dolori, e che questi rischi erano fisiologici, si ama perché non si può prevedere l'esito. Oggi si pretende di eliminare ogni margine di rischio applicando protocolli diagnostici dello psicologo che ci deve campare a suon di cazzate.

Ovviamente gli stessi che promuovono questa narrazione son poi quelli che creano corsi, consulenze, contenuti a pagamento. Un intero ecosistema che vive del fatto che il pubblico non impari mai a fidarsi, altrimenti poi smetteno di comprare la loro "protezione"...

La diffidenza è insomma diventata un prodotto da vendere con tutte le conseguenze che ciò implica nelle relazioni umane...

La parola narcisista, come abbiamo già sottolineato più volte in passato, ha perso ogni valore semantico a furia di essere spesa. Chi oggi maneggia questo termine con leggerezza giustifica solamente la propria incapacità di sostenere l'ambiguità dell'altro, che è poi l'unica vera materia di cui sono fatte le relazioni umane VERE, degne di questo nome.

Festicciole

Abbiamo una nuova liturgia a fine anno scolastico, fatta di palloncini, striscioni, addobbi e genitori in estasi. Il figlio ha preso il diploma!! Ohh, si festeggia. Si invitano parenti, amici, si noleggiano locali, si fanno le cose in grande. 

Il diploma...cos'è realmente oggi questo diploma? Praticamente il niente. I voti sono gonfiati da anni. Le commissioni sono benevole, la formazione scarsa, gli studenti escono spesso con lacune imbarazzanti in italiano, in storia, in matematica di base. Ma che importa, la festa si fa lo stesso, anzi si fa sempre più grande, anche perché non si festeggia mica la formazione, si festeggia la "performance" sociale davanti agli altri. Al genitore medio non interessa nulla di cosa sa suo figlio, che cultura ha assimilato realmente. Per lui è un genio a prescindere e deve esibirlo agli altri genitori. 

Subito dopo arriva il secondo atto, adesso quale università sceglie? La domanda non è se ci va. È proprio quale. L'università è data per scontata, essa è l'unico percorso degno per un essere umano, tutte le altre vie sono ripieghi da nascondere. Il lavoro manuale, il mestiere o qualsiasi impiego differente, cosa sono? Solo cose di cui vergognarsi. Un figlio che casomai diventa elettricista, falegname, cuoco, è un figlio di cui spiegarsi, di cui scusarsi con gli altri genitori. Un figlio laureato invece, in qualsiasi cosa, con qualsiasi esito, è un figlio da esibire come una medaglia. 

Da un lato abbiamo dunque questi genitori illusi, che giocano a fare i protagonisti, desiderosi di riscatto sociale, condizionati dalla società. Dall'altro una generazione di laureati fragili, disorientati, convinti di meritare posizioni che non sanno ricoprire, in un paese che non trova idraulici, elettricisti, tecnici specializzati in nulla e li importa dall'estero perché i nostri figli "studiavano". 

Una certa narrazione racconta che i giovani italiani fuggono dal lavoro manuale per una questione di retribuzioni basse. È una bugia. Il problema è identitario. Il figlio dell'italiano medio non farà mai lavori "normali", mestieri, indipendentemente da quanto guadagnerebbe, perché quei lavori portano con sé un marchio sociale che né lui né la sua famiglia sono disposti a indossare. Sarebbe una vergogna preventiva. È una malattia sociale. Bisogna festeggiare!


Islamofobia

Facciamo un piccolo esercizio. Si prende una cartina del mondo e si guarda chi ha basi militari sui confini altrui. Chi ha condotto guerre "preventive" nell'ultimo quarto di secolo. Chi ha destabilizzato governi, finanziato opposizioni e imposto sanzioni.

Bene, avete fatto? È semplice.

Abbiamo un Occidente che fa e disfa e si relaziona bene solo con Israele, uno Stato che si presenta come vittima permanente, pratica occupazione, espansione e guerra come strumento di politica ordinaria.

Ora guardate la Lega per esempio o le pseudodestre in generale. Osservate i loro leader con la kippah, i loro raduni pro-Israele, la retorica sull'invasione islamica. Parliamo di una destra che dovrebbe difendere il popolo italiano, i suoi interessi economici, la sua sovranità, la sua identità culturale e che invece si schiera con uno Stato straniero impegnato in una guerra di espansione coloniale, mentre agita lo spauracchio dell'islam per giustificare ogni deriva securitaria interna.

Tornando a noi, a chi serve questo scenario?

Non agli italiani ovviamente. L'immigrazione incontrollata, quella che ha trasformato i nostri quartieri è figlia di politiche estere che destabilizzano interi paesi. Politiche che quelle stesse destre non contestano, perché i mandanti sono gli stessi. Secondo voi si può essere contro l'immigrazione di massa e contemporaneamente finanziare, diplomaticamente o militarmente, i conflitti che la producono? Ragionate...

L'islamofobia di Stato è funzionale. Distoglie l'attenzione dal vero meccanismo. Non è l'islam che destabilizza l'Occidente, è l'Occidente che destabilizza l'islam e poi importa il caos che ha seminato, scaricandolo sulle classi popolari mentre i responsabili restano intoccabili.

Questo è, se poi vi piace andare dietro a questi soggetti che puntano sulla vostra pancia ergendosi a risolutori fate pure. Ma così stanno le cose.