Reminiscenza
Gestione delle apparenze
C'è una convinzione sempre più diffusa, sdoganata anche da
una certa comunicazione pop sulla salute mentale, ovvero che dentro ognuno di
noi c'è uno spazio intoccabile, un lato oscuro che non va mostrato a nessuno.
Tienilo chiuso eh. Proteggilo! Perché chi lo vede poi scappa. Il messaggio
viene confezionato sui social come grande saggezza....non lo è, è piuttosto la
mappa perfetta per l'isolamento. Perché se il lato più "scomodo", le
paure, le contraddizioni, le zone d'ombra, diventa qualcosa da nascondere per
forza, allora ogni rapporto viene costruito su una maschera. Ma i rapporti veri
nascono proprio dal contrario. Dal momento in cui si mostra quel lato a
qualcuno e quello non scappa. Anzi, tira fuori il suo. Questo è il punto di non
ritorno di un rapporto autentico. Altro che chiudersi sempre, quella non è
protezione, ci si condanna solo a diventare monadi con rapporti di superficie.
Ecco uno dei motivi per cui gli psicologi in questo periodo
storico si stanno riempiendo le tasche. Perché a fronte di queste concezioni
ultradifensive poi la gente si rivolge agli sconosciuti, pagandoli. La
selezione è necessaria ovviamente, non si apre a chiunque. Ma la questione è
opposta a quella che viene venduta da certi fumettisti pop o dagli influencer "saggi"
ipercondivisi sui social. Non è vero che bisogna chiudere il proprio lato
oscuro al mondo. C'è da trovare piuttosto le due o tre persone a cui vale la
pena aprirlo. È l'unica vera ricchezza. Il resto è gestione delle apparenze e
spreco di denaro.
Ancora narcisisti
Ogni tanto torniamo su questo argomento che ci rende tanto antipatici, ma è necessario.
Il narcisista non esiste.
O meglio, esiste, ma non è il tuo ex. Non è la tua ex. Non è quella persona che ti ha fatto stare male due anni fa e che ora hai etichettato con una diagnosi presa da un video della Bruzzone.
Il "narcisismo" è diventato la parola più abusata del decennio. Prima era "tossico". Prima ancora era "manipolatore".
Sappiate che c'è un'industria intera, composta da psicologi compiacenti e "influencer" del benessere emotivo che campa su questa roba.
Il meccanismo è sempre lo stesso,
trasformare ogni relazione andata male in un crimine, ogni ex in un mostro
clinicamente classificabile, ogni persona ferita in una vittima
certificata.
La realtà delle relazioni umane è però
differente.
Dietro la maggior parte di queste storie non c'è nessun narcisista. C'è una persona insicura che non sa cosa vuole. C'è un'altra persona che sceglie, inconsciamente, sistematicamente, chi la tratterà male, perché è l'unico tipo di amore che riconosce come reale. C'è chi confonde l'intensità con la profondità, il conflitto con la passione, il bisogno con il desiderio. C'è chi non ha mai fatto i conti con sé stesso e riversa su un'etichetta diagnostica la responsabilità di quella mancanza.
Una analisi seria sa che le relazioni
disfunzionali si costruiscono in due. Che chi attrae ripetutamente lo stesso
tipo di persona dovrebbe smettere di studiare l'altro e cominciare a studiare
sé stesso. Che la domanda non è "perché lui è così?" ma "perché
io scelgo sempre qualcuno così?"
Invece no. Abbiamo una guerra tra i sessi alimentata a diagnosi a colpi di reel. Gli uomini accusano le donne di essere narcisiste. Le donne accusano gli uomini di essere narcisisti. Ognuno è la vittima dell'altro. Ognuno ha il suo esperto digitale che gli dà ragione, che gli spiega perché ha ragione.
A "qualcuno" conviene così,
mantenere le persone nell'identità della vittima, immobili, risentite,
dipendenti da chi le somministra e le convalida.
La guerra tra i sessi continua.
