Sexting

Lo chiamano sexting, l'ennesimo inutile inglesismo, perché la parola inglese nobilita qualsiasi cazzata.

Ogni cosa, per sembrare seria, deve arrivare da oltreoceano.

Si sente dire che oggi si corteggia molto meno, mentre le richieste e i messaggini su instagram crescono di giorno in giorno. Ovviamente... intere generazioni crescono senza aver mai tollerato l'attrito di un'altra persona in carne e ossa, e non sanno più leggerla.

Il maschio impara la femmina da un flusso di immagini, la femmina impara il maschio da una fila di richieste. Si fraintendono perché non si frequentano, e non si frequentano perché ogni incontro reale esige quel sano imbarazzo, quella presenza, che il telefono ha insegnato a evitare. Ci si nasconde dietro schermi.

Ma la tecnologia è solo un aspetto.

Abbiamo poi altri fattori come il solito politicamente corretto. L'apprezzamento per strada, che un tempo era un'audacia, a volte una goffaggine, oggi si chiama con un altro patetico anglicismo: "catcalling". Un reato morale.

Il risultato è una generazione di maschi terrorizzati e di femmine abituate a leggere ogni sguardo come un'imputazione. Nessuno osa più dire una parola di troppo, nessuno osa più fare un passo falso, e allora nessuno fa più alcun passo. Poi però dietro il buio degli schermi si scatenano tra anonimato e oscenità di qualsiasi genere.

La prudenza politicamente corretta, inglesismi farlocchi e la comodità degli schermi si danno la mano, e tra i due sessi si scava un fossato sempre più profondo.


Si può fare a meno dello smartphone?

Chi oggi può permettersi di non usare uno smartphone?
Obiettivamente nessuno e chi dice il contrario sta delegando qualche funzione a conoscenti che lo hanno. 

Funziona così, nessuna tecnologia si impone da sola, la si rende necessaria eliminando ciò che le stava accanto. Si fa sembrare naturale una decisione presa da qualcuno, con interessi precisi..

Il primo interesse è la tracciabilità. Lo sportello non registrava nulla di te, la procedura digitale registra tutto, chi sei, dove sei, che cosa paghi, a chi scrivi, quando entri e quando esci. Il telefono è un guinzaglio che il cittadino compra, ricarica e porta con sé di propria iniziativa.

Il secondo è la revocabilità. Quando l'accesso al denaro, ai servizi, al lavoro e alla scuola dei figli passa da un profilo, ogni diritto diventa sospendibile con un clic. 

Il terzo è la docilità che nasce dalla dipendenza. Chi non può fare a meno di un sistema ne accetta le condizioni, tutte. 

Le tre cose, prese insieme, descrivono un cittadino sempre leggibile, sempre sospendibile, sempre conforme. 

Nessuna di esse ha richiesto una legge che obbligasse a possedere un telefono. Nulla è obbligatorio, ma è come se lo fosse.

Lo smartphone è solo il supporto materiale di una trasformazione più antica, in cui il diritto smette di essere qualcosa che si possiede e diventa qualcosa che si ottiene, di volta in volta, a condizione di essere identificabili. 

È una scelta politica, nessuno ha mai potuto sceglierla. Ciò che si decide altrove arriva a noi con il nome di progresso, e il progresso, per definizione, non si discute.

Non hanno tolto la libertà di vivere senza telefono, hanno tolto tutto il resto, e il telefono è rimasto l'unico modo di riaverlo.

Truffe scolastiche

Il sistema dell'insegnamento italiano è puro sfruttamento. Non ti sfrutta un capo, ti sfrutta un algoritmo di punteggio che decide se a settembre avrai un lavoro.

La laurea non basta mai perché non deve bastare, se bastasse, il giro si fermerebbe. Serve il ventiquattro crediti formativi, poi il corso abilitante, poi l'aggiornamento, poi la certificazione x o y, poi il master che vale un punto e mezzo in graduatoria e costa quanto uno stipendio. Ogni scoglio ha un ente che lo eroga a pagamento, spesso privato, spesso accreditato da un ministero che avrebbe dovuto vigilare e invece si è limitato ad aprire il mercato.

Chi ha bisogno del punto lo compera, e chi vende il punto non ha alcun interesse a che il bisogno finisca.

Chi può permettersi corsi, viaggi per le sedi, mesi di supplenze scomode ha qualche probabilità. Chi non può, resta fuori, indipendentemente da quanto sappia insegnare.

Ovviamente questi meccanismi non portano all'innalzamento della qualità ma il suo esatto contrario.

La competenza pedagogica reale, quella dote innata, che si modella con anni di pratica in classe, viene sistematicamente scavalcata da chi ha semplicemente accumulato più carta.

Un sistema che non è in grado di misurare l'insegnamento ma sa misurare la capacità di navigare l'insegnamento come pratica burocratica.

La scuola italiana...quell' architettura che sforna automi ed è disegnata per estrarre denaro a chi vuole lavorarci.