L'Odissea di Christopher Nolan

L'Odissea di Christopher Nolan? Ne abbiamo guardato giusto qualche stralcio, ascoltato le dichiarazioni del regista e letto alcune recensioni.

C'è chi ha scritto che Nolan ha demitizzato l'Odissea, che ha eliminato le presenze divine, che ha trasformato Odisseo in una sorta di ateo razionalista.

Avevamo già denunciato peraltro, prima dell'uscita, le scelte woke degli attori, con Elena di Troia nera e in generale africani messi ad interpretare guerrieri micenei.

Leggiamo che la Maga Circe è stata rappresentata come una brutta megera mentre in realtà nel poema era bellissima ed ammaliava l'equipaggio di Ulisse.
Che Polifemo è stato rappresentato come una specie di alieno proveniente da un altro mondo.
Segnalano anche l'assenza di Nausicaa, certamente una figura fondamentale del poema, colei che salva Ulisse dal naufragio, vestendolo e dandogli ospitalità.

Va bene, ma queste considerazioni dovrebbero stupirci?
L'operazione è coerente con tutta la filmografia di Nolan, il suo è sempre stato un cinema freddo. Bravura tecnica al servizio del vuoto, ingegneria dello sguardo senza una vera cosmologia sotto.

Nolan ha demitizzato Omero? Ma il mito ha bisogno esattamente di ciò che Nolan rimuove da sempre, quel residuo che la ragione non spiega. Quindi tutto normale.

Gli attori che mescolano epoche e continenti pur di somigliare a un red carpet piuttosto che alla tarda età del bronzo micenea sono in linea con l'ideologia woke imposta.

Cosa aspettarsi dunque? Probabilmente uno spettacolo tecnicamente ineccepibile ma umanamente disabitato.

Nulla di nuovo da un regista che scambia da sempre la simmetria per la profondità.

Termini e Propaganda

Dal 12 luglio gli Stati Uniti hanno ripreso a colpire l'Iran meridionale con intensità, ponti nella provincia di Hormozgan, la stazione ferroviaria di Bandar Abbas, la torre di controllo marittimo di Chabahar, impianti energetici, una sottostazione elettrica sull'isola di Kish. Il bilancio riportato dai media iraniani parla di tante vittime civili colte mentre attraversavano i ponti bombardati. 

Gli Usa giustificano il tutto con la consueta architettura retorica per cui l'infrastruttura colpita non è mai infrastruttura, è sempre "legata alla minaccia", quindi necessaria.

Funziona così, quando un ponte crolla sotto le bombe di chi si definisce l'aggredito, la notizia richiede una spiegazione, un contesto, una prova di legittima difesa. Quando però lo stesso ponte crolla sotto le bombe di chi si definisce il garante dell'ordine internazionale, ecco che la notizia viene data con aggettivi quali "precisione", "chirurgico", "mirato", termini che funzionano da assoluzione prima del processo. 

Ovviamente sono scelte volute, non sono disattenzioni giornalistiche. 

Chi bombarda un ponte iraniano non deve rispondere della domanda "perché", perché quella domanda è già stata espulsa dal perimetro del dicibile prima che il ponte cadesse. Il "professionista dell'informazione" è un funzionario di un ordine simbolico in cui certe domande sono già state pre-risposte.

È il grado zero della propaganda, quello in cui la propaganda non ha più nemmeno bisogno di parlare, perché la gente ha già interiorizzato la cornice. 

Se bombardano ferrovie in un Paese "ostile" hanno sempre, per definizione, "un buon motivo". La frase non viene detta, viene presupposta. E ciò che viene presupposto, non essendo mai enunciato, non può nemmeno essere confutato. È la forma più efficiente di menzogna che esista, quella che dice tutto senza dire nulla.


"Chiacchiere da bar" e omogenitorialità

Una psicologa, seguitissima sul web, si esprime sull' "omogenitorialitá", ciòé l'avere due madri o due padri, affermando che "la letteratura scientifica dice", tutto il resto sono "chiacchiere da bar", opinioni squalificate aprioristicamente.

Il problema è sempre il solito, uno scientismo oracolare dietro il quale nascondere i programmi delle agende internazionali. 

Qualcuno spieghi alla psicologa saccentella con migliaia di visualizzazioni, che la cosiddetta "letteratura scientifica", specie quella psichiatrica e psicologica, è un cimitero di certezze rovesciate. Basterebbe ricordare quante diagnosi, quante classificazioni, quante "evidenze" sono state scritte, insegnate, difese con la stessa sicumera di oggi, e poi cancellate una generazione dopo non perché fosse arrivato un esperimento decisivo, ma perché era cambiato il clima culturale, e con quello chi decideva cosa contasse. La scienza non fluttua nel vuoto, viene finanziata, pubblicata, premiata da chi occupa le cattedre e i comitati in un certo momento storico. Le opinioni si ribaltano quasi sempre in sincrono con chi detiene il potere culturale e accademico, non con qualche scoperta epocale. Quello che ieri era patologia oggi è normalità, quello che oggi è normalità domani potrebbe tornare oggetto di studio, e nessuno di questi passaggi sarà accompagnato dall'umiltà che la parola scienza dovrebbe imporre. 

Allora, prima di liquidare tutto come "chiacchiere da bar", la signora si ricordi che quella stessa letteratura scientifica che sta usando oggi come clava, tra vent'anni potrebbe dargli torto.

Arrogantelli.