Artigiani del collasso

Daniil Charms scriveva nella Leningrado degli anni Trenta, in un'URSS che criminalizzava la stranezza. I suoi racconti duravano a volte una pagina, a volte tre righe. In uno un uomo rosso cade dalla finestra, poi un altro, poi un altro ancora — senza spiegazioni, senza conseguenze, come se cadere fosse semplicemente quello che fa la gente. In un altro un vecchio smette di mangiare, poi di bere, poi di respirare, con la stessa neutralità con cui si smette di leggere il giornale. Azioni che partono e non arrivano da nessuna parte. Non era umorismo nero. Fu arrestato due volte e morì in una prigione psichiatrica nel 1942. Il suo nonsense fu ritenuto pericoloso.

Il comico Maccio Capatonda oggi lavora con gli stessi strumenti, aggiornati all'era digitale. I suoi sketch sono trappole logiche: partono da una premessa normalissima e la portano fino al punto di rottura. Herbert Ballerina, Mariottide, i corti YouTube degli anni Duemila, i trailer parodia: tutto costruito su una grammatica dell'assurdo in cui la gag non è mai casuale, ma il risultato obbligato di una premessa portata all'estremo.

Charms sovvertiva un sistema totalitario con il nonsense, e il sistema lo eliminò. Maccio opera in un mercato che l'assurdo lo addomestica, lo vende, lo monetizza.

Questa è la differenza.

Chi ride di Charms o di Maccio sta riconoscendo qualcosa, una verità sul funzionamento del mondo, e invece di arrendersi alla disperazione, la trasforma in gag. L'assurdo non è una fuga dal reale, è il reale guardato senza l'anestesia della convenzione. E riderne è una forma di ribellione.

Due artigiani del collasso.


Prospettive

Una forma di ingratitudine verso la vita è il dimenticare di stare bene. Quando il corpo non fa rumore semplicemente lo si ignora. Lo si dà per scontato, senza gratitudine, senza stupore. Il benessere è invisibile. Un proverbio dice "La salute è una corona che i sani portano in testa, ma che solo i malati riescono a vedere." Basta una notte di febbre alta, un dolore acuto, una diagnosi, gli acciacchi degli anni che passano, e tutto cambia prospettiva in pochi istanti. Le priorità si riordinano da sole, quasi per magia. Ciò che sembrava urgente diventa irrilevante. Ciò che sembrava ovvio diventa prezioso. Ci si rende conto, all'improvviso, di quanta energia viene sprecata in piccole ansie, in rivalità inutili, in rincorse senza meta. Ci si rende conto in un attimo che si sarebbe potuti essere più leggeri, più grati. Muoversi, respirare, camminare sotto il sole, non sono cose scontate. Coltivare la memoria del corpo sano anche quando si è sani è importantissimo perché cambia prospettiva nel porsi quotidiano. Ricordare, ogni mattina in cui ci si alza senza dolore, che questo è un privilegio. Non eterno. Non garantito. Non dovuto. È una disciplina spirituale allenarsi quotidianamente a vedere ciò che c'è. Non aspettare la perdita per sviluppare consapevolezza. Stare bene, oggi, qui ed ora, è moltissimo, forse tutto. È il punto di partenza per vedere la vita da una corretta prospettiva.