L'Odissea di Christopher Nolan
Termini e Propaganda
Dal 12 luglio gli Stati Uniti hanno ripreso a colpire l'Iran meridionale con intensità, ponti nella provincia di Hormozgan, la stazione ferroviaria di Bandar Abbas, la torre di controllo marittimo di Chabahar, impianti energetici, una sottostazione elettrica sull'isola di Kish. Il bilancio riportato dai media iraniani parla di tante vittime civili colte mentre attraversavano i ponti bombardati.
Gli Usa giustificano il tutto con la consueta architettura retorica per cui l'infrastruttura colpita non è mai infrastruttura, è sempre "legata alla minaccia", quindi necessaria.
Funziona così, quando un ponte crolla
sotto le bombe di chi si definisce l'aggredito, la notizia richiede una
spiegazione, un contesto, una prova di legittima difesa. Quando però lo stesso
ponte crolla sotto le bombe di chi si definisce il garante dell'ordine
internazionale, ecco che la notizia viene data con aggettivi quali
"precisione", "chirurgico", "mirato", termini che
funzionano da assoluzione prima del processo.
Ovviamente sono scelte volute, non sono disattenzioni giornalistiche.
Chi bombarda un ponte iraniano non deve rispondere della domanda "perché", perché quella domanda è già stata espulsa dal perimetro del dicibile prima che il ponte cadesse. Il "professionista dell'informazione" è un funzionario di un ordine simbolico in cui certe domande sono già state pre-risposte.
È il grado zero della propaganda, quello in cui la propaganda non ha più nemmeno bisogno di parlare, perché la gente ha già interiorizzato la cornice.
Se bombardano ferrovie in un Paese
"ostile" hanno sempre, per definizione, "un buon motivo".
La frase non viene detta, viene presupposta. E ciò che viene presupposto, non
essendo mai enunciato, non può nemmeno essere confutato. È la forma più
efficiente di menzogna che esista, quella che dice tutto senza dire nulla.
"Chiacchiere da bar" e omogenitorialità
Una psicologa, seguitissima sul web, si esprime sull'
"omogenitorialitá", ciòé l'avere due madri o due padri, affermando
che "la letteratura scientifica dice", tutto il resto sono
"chiacchiere da bar", opinioni squalificate aprioristicamente.
Il problema è sempre il solito, uno scientismo oracolare dietro il quale nascondere i programmi delle agende internazionali.
Qualcuno spieghi alla psicologa saccentella con migliaia di visualizzazioni, che la cosiddetta "letteratura scientifica", specie quella psichiatrica e psicologica, è un cimitero di certezze rovesciate. Basterebbe ricordare quante diagnosi, quante classificazioni, quante "evidenze" sono state scritte, insegnate, difese con la stessa sicumera di oggi, e poi cancellate una generazione dopo non perché fosse arrivato un esperimento decisivo, ma perché era cambiato il clima culturale, e con quello chi decideva cosa contasse. La scienza non fluttua nel vuoto, viene finanziata, pubblicata, premiata da chi occupa le cattedre e i comitati in un certo momento storico. Le opinioni si ribaltano quasi sempre in sincrono con chi detiene il potere culturale e accademico, non con qualche scoperta epocale. Quello che ieri era patologia oggi è normalità, quello che oggi è normalità domani potrebbe tornare oggetto di studio, e nessuno di questi passaggi sarà accompagnato dall'umiltà che la parola scienza dovrebbe imporre.
Allora, prima di liquidare tutto come "chiacchiere da bar", la signora si ricordi che quella stessa letteratura
scientifica che sta usando oggi come clava, tra vent'anni potrebbe dargli
torto.
Arrogantelli.
