Ancora narcisisti

Ogni tanto torniamo su questo argomento che ci rende tanto antipatici, ma è necessario.

Il narcisista non esiste.

O meglio, esiste, ma non è il tuo ex. Non è la tua ex. Non è quella persona che ti ha fatto stare male due anni fa e che ora hai etichettato con una diagnosi presa da un video della Bruzzone. 

Il "narcisismo" è diventato la parola più abusata del decennio. Prima era "tossico". Prima ancora era "manipolatore". 

Sappiate che c'è un'industria intera, composta da psicologi compiacenti e "influencer" del benessere emotivo che campa su questa roba. 

Il meccanismo è sempre lo stesso, trasformare ogni relazione andata male in un crimine, ogni ex in un mostro clinicamente classificabile, ogni persona ferita in una vittima certificata. 

La realtà delle relazioni umane è però differente.

Dietro la maggior parte di queste storie non c'è nessun narcisista. C'è una persona insicura che non sa cosa vuole. C'è un'altra persona che sceglie, inconsciamente, sistematicamente, chi la tratterà male, perché è l'unico tipo di amore che riconosce come reale. C'è chi confonde l'intensità con la profondità, il conflitto con la passione, il bisogno con il desiderio. C'è chi non ha mai fatto i conti con sé stesso e riversa su un'etichetta diagnostica la responsabilità di quella mancanza.

Una analisi seria sa che le relazioni disfunzionali si costruiscono in due. Che chi attrae ripetutamente lo stesso tipo di persona dovrebbe smettere di studiare l'altro e cominciare a studiare sé stesso. Che la domanda non è "perché lui è così?" ma "perché io scelgo sempre qualcuno così?"

Invece no. Abbiamo una guerra tra i sessi alimentata a diagnosi a colpi di reel. Gli uomini accusano le donne di essere narcisiste. Le donne accusano gli uomini di essere narcisisti. Ognuno è la vittima dell'altro. Ognuno ha il suo esperto digitale che gli dà ragione, che gli spiega perché ha ragione.

A "qualcuno" conviene così, mantenere le persone nell'identità della vittima, immobili, risentite, dipendenti da chi le somministra e le convalida.

La guerra tra i sessi continua.


"Oltre l'abisso: geografia del black metal e ascesi"

Come è già accaduto con la prima parte, “Dal nichilismo alla trascendenza: il black metal come fenomeno spirituale”, tradotto in tre lingue, sentirete parlare poco di questo libro dalle riviste di settore.
Perché abbiamo dedicato due volumi a una forma musicale che la cultura ufficiale considera marginale, adolescenziale, al limite grottesca? La risposta è all'interno del testo.

Questa seconda e ultima parte, percorre il genere come nessun altro ha fatto finora. È un'analisi geografica e spirituale: come questa musica, nata in un preciso momento storico e culturale del Nord Europa, si è propagata in ogni angolo del mondo trasformandosi — assorbendo le tensioni locali, le tradizioni precristiane, le crisi identitarie, le esigenze ascetiche che ogni civiltà porta con sé in modi diversi.

Il black metal come fenomeno globale non è mai stato letto attraverso la lente della Tradizione, della ricerca interiore, del rapporto tra uomo e sacro — nei suoi aspetti più oscuri e più alti al tempo stesso. Qui lo è.
Chi legge questi testi sa già che non cerchiamo il consenso facile. Chi li ignora, per convenienza o per paura, conferma involontariamente la necessità di scriverli.

"Oltre l'abisso. Geografia del black metal e ascesi", disponibile: https://amzn.eu/d/07vuGYb9




Comunali e quote rosa

Nelle elezioni nazionali si vota un partito, si elegge un rappresentante, e poi quel rappresentante segue diktat che arrivano da organismi sovranazionali che nessuno ha eletto. Il margine di manovra è risicato, la sovranità è una finzione scenografica. Le elezioni comunali sono un'altra cosa. Chi vince si occupa delle strisce pedonali sotto casa tua, del parcheggio nel tuo quartiere, della manutenzione delle strade, dei servizi che tocchi ogni giorno con mano. Qui la politica è amministrazione concreta della vita quotidiana. Per questo il voto comunale vale, nonostante i soliti meccanismi in cui si candidano cani e porci in cerca di sistemazione. Detto questo, la solita questione dei sessi è ridicola. Per esprimere le preferenze ai consiglieri, si è obbligati a indicare un uomo e una donna. Non i due che si ritengono più competenti. Se si valuta che i due candidati migliori sono entrambi uomini, o entrambe donne, non importa, la parità di facciata viene prima della qualità. Bisogna scegliere qualcuno che non reputi all'altezza semplicemente perché appartiene al sesso giusto per quella casella. Questo sarebbe rispetto per le donne? È una certificazione istituzionale che, lasciati liberi, i cittadini non sceglierebbero abbastanza donne, quindi bisogna costringerli. Un insulto travestito da tutela. Il Comune merita attenzione. Meriterebbe anche elettori liberi di scegliere i migliori, senza ridicole quote rosa.